JOHN ELKAN E IL C..O DEGLI ALTRI

Ok lo ammetto: John ElKan mi sta antipatico.

E’ innazitutto una questione di invidia.

Perchè John non è solo uno dei non tantissimi discendenti degli Agnelli ma proprio quello designato dal mitico Avvocato in persona a ereditare la guida dell’impero di famiglia e quindi per diretta conseguenza ad essere uno degli
uomini più ricchi e potenti del mondo.

Già questo non aiuta molto il giovane rampollo a rendersi empatico posto che un conto è essere l’Avvocato un altro quello che ha avuto il culo di esserne il nipote.

Quindi invidio la sua fortuna economica e il destino dorato segnato già in fase di concepimento a cui lui del resto si è preparato facendo le scelte e soprattutto frequentando i posti giusti.
Nato a New York.
Svezzato tra la Gran Bretagna e il Brasile.
Scuole a Parigi.
Si è laureato a Torino, ma subito poi esperienze di lavoro a Birmingham, Tichy e Lille.

Se non fosse stato incoronato dal nonno, difficile credere che avrebbe condiviso il parco della villa di famiglia sulla collina di Villar Perosa con il fratello Lapo.
E questo lo si può pure comprendere perchè se è vero che i parenti non ce li scegliamo, legittimo e comprensibile evitarli nei casi limite.

Per rimanere in tema di affetti, per moglie si è preso una Borromeo, la cui sorella ha sposato un Casiraghi principino del Principato di Monaco.
Da cosmopolita e poliglotta, vive nel mondo ma preferisce Parigi, dove scappa appena può, le alpi svizzere dove va a sciare e l’Estremo Oriente che è per lui è quello che per noi sono i Giardini Margherita.

In questo più simile allo zio Umberto che al nonno Gianni, John detto anche Jaki si muove negli affari come un raider senza radici e affetti.
Il suo problema ma ancor più il nostro, fiscalmente parlando, è che in Italia non vede grande occasioni.

Sarà per questo che sposta sedi e domicili fiscali delle sue società dall’Italia all’estero.
La stessa Fiat, dopo il matrimonio con Chrysler, paga le tasse a Londra e ha sede in Olanda.

Al nonno invidiavo lo stile nel riuscire a collettivizzare le perdite quando la Fiat era solo un’azienda decotta che faceva pessime macchine.
Al nipote invidio la capacità di fregarsene di questi precedenti e del debito almeno morale che la dinastia avrebbe allorchè, tornata la Fiat in utile e quindi con la possibilità di restituire un po’ del tanto che ha ricevuto, ha fatto lo gnorri e portata all’estero.

Semmai ci fossero dubbi, su stile pensieri, opere e soprattutto omissioni del nostro nipotino mannaro, le riflessioni dispensate durante un incontro con studenti a Sondrio nel 2014:
1) “Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione
2) “Sono contento perché Fiat è ancora più italiana e ha le forze che rendono la componente italiana del gruppo ancora più forte”.

E’ la Grande Finanza ragazzi!!!

Ne parlavo con un tassista e mentre cercavo un concetto alto che riassumesse il tutto e mi evitasse di apparire l’invidioso frustrato che un po’ sono, il driver mi dice : " dotto ' facile per quelli fare i froci con il culo degli altri".

Ecco, appunto.....

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